
Chi vive all’estero lo sa: non è solo una questione di lingua.
È una questione di identità.
Will Byers in Stranger Things non è solo “il ragazzo che sparisce nel Sottosopra”. È il personaggio che vive costantemente in un mondo che non sente suo, paradossalmente anche quando nel “suo” mondo ci torna.
E no, nel nostro caso non sto parlando di mostri, foreste oscure e Demogorgoni.
Sto parlando di quella sensazione sottile e persistente di:
- sentirsi fuori posto
- non riuscire a spiegare davvero cosa provi
- nostalgia, che non è semplice mancanza di luoghi e di persone, è mancanza della versione di sé che conoscevi
Molti italiani all’estero mi descrivono esattamente questo, ovvero questo grande scollamento tra aspettative (proprie ed altrui) e realtà. Quando si parla di vivere all’estero si raccontano opportunità e raramente si parla di rottura.
Trasferirsi è una frattura identitaria, ma alla notizia tutti si aspettano entusiasmo, compreso tu.
Il Sottosopra dell’espatrio
Quando ti trasferisci, tutti si aspettano entusiasmo.
“Che fortuna!”, “Che coraggio!”, “Che esperienza incredibile!”. Nessuno parla del Sottosopra emotivo.
Quello fatto di:
- perdita dei riferimenti
- rottura dei ruoli
- distanza dalla famiglia
- senso di invisibilità
- difficoltà a riconoscersi
Come Will, continui a funzionare, ma dentro senti che qualcosa è cambiato.
E spesso non sai spiegare cosa.
È un passaggio identitario.
Come dicevo, trasferirsi è una rottura significativa e non solo geografica.
- le relazioni spontanee, le reti di supporto, quegli sguardi che ti riconoscevano e in cui ti riconoscevi;
- il ruolo consolidato e la versione di te che funzionava lì;
- immagini di sé e aspettative;
- abitudini ed equilibri familiari.
Molti italiani all’estero descrivono una sensazione di scollamento.
Funzionano.
Ma non si sentono interi.
Dal punto di vista psicologico, l’espatrio attiva un processo di ristrutturazione del Sé. Ricostruzione di una nuova immagine di sè, nuove relazioni, nuove dinamiche, nuovi obiettivi e progetti di vita.
Se questa transizione risulta difficile e molto più complessa di quanto avessi preventivato, non sottovalutare i possibili strascichi:
- solitudine
- senso di estraneità
- difficoltà relazionali
- perdita di autostima
Quando chiedere aiuto?
È vero che vale sempre il detto “meglio tardi che mai”, ma il consiglio è di non aspettare di stare male. Quando inizi a sentirti “Sottosopra”, quando nascono i primi pensieri che mettono in dubbio scelte e certezze fatte.
Il lavoro psicologico online con gli italiani all’estero serve proprio a questo:
- ricreare la propria l’identità;
- integrare il passato con il presente;
- trasformare la nostalgia in radice, non in ferita;
- ricostruire autostima in un contesto nuovo.
Con un percorso psicologico posso aiutarti ad integrare passato e presente, ricostruire continuità identitaria e trasformare la frattura dell’espatrio in evoluzione personale.
Non si tratta di tornare indietro.
Si tratta di sentirti a casa dentro di te.
👉 Se vivi all’estero e senti che qualcosa dentro è rimasto nel “Sottosopra”, scrivimi!

Jonathan Borba from Pexels
Pixabay


